La variabilità inter-individuale nella risposta ai farmaci.
La
variabilità nella risposta al trattamento farmacologico tra paziente e paziente
costituisce da sempre uno dei problemi più rilevanti nella pratica clinica. Le
risposte individuali ai farmaci, infatti, variano molto: si possono, infatti,
osservare in alcuni pazienti rispetto ad altri, effetti terapeutici ridotti o
addirittura assenti, reazioni avverse o effetti collaterali, nonostante sia
stato somministrato lo stesso farmaco alla stessa posologia.
Questa variabilità inter-individuale
veniva, nel passato, attribuita principalmente all’influenza di fattori non
genetici come ad esempio l’età, il sesso, lo stato nutrizionale, quello di
funzionalità renale ed epatica, le abitudini di vita con particolare
riferimento alla dieta e all’abuso di alcool e fumo, la concomitante
assunzione di altri farmaci o la presenza di comorbidità. Attualmente si
ritiene che, oltre ai fattori sopra menzionati, giochino un ruolo importante
nella risposta individuale ai farmaci anche quelli ereditari.
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Response rates of patients to a major drug for a
selected group of therapeutic areas.
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THERAPEUTIC
AREA
|
EFFICACY
RATE (%)
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Alzheimer’s
|
30
|
|
Analgesics
(Cox 2)
|
80
|
|
Asthma
|
60
|
|
Cardiac
Arrhythmias
|
60
|
|
Depression
(SSRI)
|
62
|
|
Diabetes
|
57
|
|
HCV
|
47
|
|
Incontinence
|
40
|
|
Migraine
(acute)
|
52
|
|
Migraine
(prophylaxis)
|
50
|
|
Oncology
|
25
|
|
Osteoporosis
|
48
|
|
Rheumatoid
arthritis
|
50
|
|
Schizophrenia
|
60
|
Risultati di studi su gemelli monozigotici e dizigotici
suggeriscono che, per taluni farmaci soggetti a intenso metabolismo, i fattori
genetici esercitano un ruolo importante nel determinare la variabilità
farmacocinetica e farmacodinamica. Le conseguenze cliniche della variabilità
interindividuale nella risposta al trattamento farmacologico possono essere
quindi rappresentate dal fallimento
terapeutico (mancata o solo parziale efficacia della terapia), da effetti
collaterali di un determinato principio attivo o da reazioni avverse anche gravi e talvolta fatali.
REAZIONI AVVERSE AI FARMACI
Ogni effetto non desiderato, che scaturisce dall’utilizzo
di un farmaco a scopo profilattico, diagnostico o terapeutico viene considerato reazione
avversa (Adverse
Drug Reactions, ADR)”. Le
ADR comprendono un'ampia varietà di reazioni farmacologiche di tipo tossico che
si verificano durante il trattamento. Qualsiasi farmaco può essere causa di ADR,
tali reazioni, in alcuni casi possono portare a morte il paziente. Una stima
dell’incidenza di tali reazioni, secondo studi eseguiti negli Stati Uniti,
mette in evidenza che il 5% degli adulti sono allergici ad almeno un farmaco,
che il 30% dei farmaci utilizzati durante un ricovero provoca una ADR, che il 3%
di tutti i ricoveri ospedalieri è provocato da una ADR e che il rischio di una
reazione allergica varia approssimativamente dall’1”“3% per la maggior parte
dei farmaci.
L’incidenza di reazioni avverse gravi nei pazienti
ricoverati risulta del 6,7 %, e del 15,1 % quando si considerano anche le
reazioni meno gravi. Le reazioni avverse gravi rappresentavano la sesta causa di
morte, venendo subito dopo i disturbi cardiovascolari, i tumori maligni, i
disturbi polmonari e gli incidenti. Gli analgesici sembrano essere i farmaci
chiamati maggiormente in causa nel provocare una ADR (29%) seguiti da sedativi
(10%), antibiotici (9%) e antipsicotici (7%). Le complicazioni più
frequentemente riscontrate sono state le reazioni allergiche, nel 7% dei
pazienti, e quelle cardiovascolari, nel 16 % dei pazienti. Osservando questi
dati, probabilmente sovrapponibili a quelli di altri paesi, la prima riflessione
da fare è che le ADR rappresentano vere e proprie “patologie
farmaco indotte” che pongono un problema di diagnosi differenziale molto
impegnativa.
Nei geni la chiave della diversità
La farmacogenetica
nasce intorno agli anni cinquanta quando i ricercatori cominciarono a pensare
che anche la risposta ai farmaci potesse essere regolata, almeno in parte, dai
geni e che la variabilità di reazione a un certo principio attivo da parte di
individui diversi non fosse altro che il riflesso delle differenze genetiche.
La farmacogenetica studia le variazioni
inter-individuali nella sequenza del DNA in relazione alla risposta ai farmaci.
L'applicazione pratica delle conoscenze, provenienti dalla ricerca in
farmacogenetica, consiste nella possibilità di predire la risposta di un
paziente ad un certo farmaco sulla base di un test genetico di routine, per arrivare ad un’individualizzazione
della terapia, "il
farmaco giusto al paziente giusto".
I test del
DNA, basati su queste variazioni genetiche, possono predire come un paziente
risponderà a quel particolare farmaco. I clinici potranno utilizzare questa
informazione per decidere la terapia ottimale e per personalizzare il dosaggio;
i benefici consisteranno in una ridotta incidenza di reazioni avverse, in
migliori esiti clinici ed in costi ridotti. Questi test rappresentano il primo
passo verso terapie paziente-specifiche.
Con i test di farmacogenetica è possibile identificare
molte variazioni nella struttura dei geni che codificano per enzimi del
metabolismo dei farmaci, per proteine trasportatrici o proteine bersaglio
(recettori, canali ionici, enzimi) di farmaci e correlarle alle variazioni
inter-individuali nella risposta agli xenobiotici, individuando vari fattori
genetici predittivi della tossicità e della risposta terapeutica al trattamento
farmacologico. Un paziente con un metabolismo rapido, per esempio, può
richiedere dosi più elevate e più frequenti per raggiungere le concentrazioni
terapeutiche; invece un paziente con un metabolismo lento può avere bisogno di
dosi più basse e meno frequenti per evitare la tossicità, specialmente nel
caso di farmaci con un ristretto margine di sicurezza.
Inoltre, identificando gli individui che con molta
probabilità possono manifestare una reazione avversa ad uno specifico
trattamento farmacologico, i test di farmacogenetica aiutano il medico nella
scelta del farmaco e della dose ottimale per il singolo paziente, evitando un
lungo processo di aggiustamento della terapia e il rischio di tossicità.
Analogamente, questi test sono potenzialmente utili nella selezione dei pazienti
che con maggiore probabilità beneficiano dal punto di vista terapeutico di uno
specifico trattamento farmacologico.
I test
di farmacogenetica mettono quindi il medico nelle condizioni di sapere a
priori se un medicinale in particolare sarà tollerato bene dal suo
paziente, e quale dei diversi principi attivi a disposizione per curare una
certa patologia avrà l'effetto migliore su una determinata persona. Attualmente
la scelta del farmaco giusto avviene attraverso una procedura per tentativi
ed errori, nel senso che si comincia con un farmaco e se questo non funziona
bene si cambia la prescrizione fino a trovare il trattamento adatto per quella
persona. Una simile procedura, tuttavia, espone il paziente agli effetti non
desiderati. Il ricorso all’esecuzione di opportuni test genetici mette il
medico in condizione di stabilire immediatamente quale farmaco funzionerà in
quel particolare paziente. Ma sarà altresì possibile evitare farmaci
potenzialmente tossici e prescrivere terapie efficaci più tempestivamente, in
altri termini affrontare in modo più efficace ed economico le malattie. In p
ros
pettiva, la farmacogenetica punta a una personalizzazione dei trattamenti, cioè
a farmaci o combinazioni di farmaci che sono efficaci per ciascun paziente, a
secondo del suo specifico patrimonio genetico.
POLIMORFISMI GENETICI CHE INFLUENZANO LA RISPOSTA AI
FARMACI
Il destino dei farmaci nell’organismo (farmacocinetica) e i loro
effetti terapeutici e tossici (farmacodinamica) sono regolati da processi
complessi ai quali partecipano, cooperando, numerose proteine deputate al
trasporto e al metabolismo dei farmaci, o coinvolte nel loro meccanismo di
azione, a loro volta codificate da geni diversi. Nell’uomo si ritiene che la
maggioranza dei geni contenga variazioni casuali della sequenza nucleotidica tra
i diversi individui, sviluppatesi nel corso dell’evoluzione; quando tali
variazioni avvengono nella sequenza codificante o regolatoria possono portare
all’inserzione di un aminoacido diverso a livello di una specifica posizione
nella proteina e conseguentemente a modificazioni della sua funzione o
influenzare i meccanismi di trascrizione e traduzione, modulando quindi i
livelli di espressione dei prodotti genici (mRNA e proteine).
Le variazioni nella sequenza del DNA che sono presenti
almeno nell’1% della popolazione sono definite polimorfismi. Tali polimorfismi genici danno luogo a enzimi
con diversi livelli di attività metabolica o a recettori con diversa affinità
per il farmaco, modificando la risposta farmacologica di un individuo. Le
variazioni genetiche riguardano più spesso un singolo nucleotide e sono
pertanto definite polimorfismi a singolo nucleotide (SNP),
ma possono interessare anche più nucleotidi o anche ampi tratti di DNA: si
tratta ad es. di sostituzioni, inserzioni, delezioni, amplificazioni e
traslocazioni. Esse si riferiscono a tratti monogenici, cioè a polimorfismi di
un singolo gene codificante una proteina coinvolta nel metabolismo di un farmaco
o nel suo effetto che causano risposte individuali variabili ai farmaci; alcuni
esempi sono riportati nella Tabella 1.
Tabella 1 ”“ Alcuni dei polimorfismi genetici che influenzano
la risposta farmacologica nell’uomo
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PROTEINA O GENE
|
FARMACI (ESEMPI)
|
ALTERAZIONI
OSSERVATE (ESEMPI)
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|
Enzimi
metabolizzanti farmaci
|
|
|
|
CYP2C9
|
Warfarin, tolbutamide,
fenitoina, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)
|
Aumentato effetto
anticoagulante del warfarin
|
|
CYP2C19
|
Omeprazolo
|
Aumentata efficacia
antiulcera dell’omeprazolo
|
|
CYP2D6
|
Antidepressivi,
antipsicotici, β-bloccanti, codeina
|
Aumentata tossicità
di antidepressivi, diminuita risposta analgesica alla codeina
|
|
CYP3A4,
3A5, 3A7
|
Ciclosporina,
tacrolimo, bloccanti dei canali del calcio, lovastatina, tamoxifene,
steroidi
|
Diminuita efficacia
del tacrolimo nei trapianti d’organo
|
|
Diidropirimidina
deidrogenasi
|
Fluorouracile
|
Aumentata tossicità
|
|
UGT1A1
|
Irinotecan
|
Aumentata tossicità
gastrointestinale ed ematomidollare
|
|
Tiopurina
metiltransferasi (TPMT)
|
Mercaptopurina,
tioguanina, azatioprina
|
Aumentata tossicità
ematomidollare
|
|
Carriers,
recettori e bersagli di farmaci
|
|
|
|
ABCB1
(MDR-1)
|
Digossina, antiHIV
inibitori delle proteasi, farmaci antitumorali prodotti naturali
|
Diminuita risposta
CD4 in pazienti HIV-positivi, diminuita biodisponibilità della diossina
|
|
Recettori
β2-adrenergici
|
β2-agonisti (ad
es., albuterolo, terbutalina)
|
Ridotto effetto
broncodilatante
|
|
Recettori
β1-adrenergici
|
β1-antagonisti
|
Ridotta risposta
cardiovascolare ai β1-bloccanti
|
|
Subunità
αGs
|
β-bloccanti (ad
es., metoprololo)
|
Diminuito effetto
antiipertensivo
|
|
5-lipoossigenasi
(ALOX5)
|
Antagonisti dei
recettori leucotrienici (ad es. zileuton)
|
Minore efficacia
degli antiasmatici antileucotrieni
|
|
Trasportatore
della serotonina (5-HTT)
|
Antidepressivi (ad es.,
fluoxetina)
|
Diminuito effetto
antidepressivo
|
Nel
profilo genetico la risposta alla variabilità
Un farmaco, quando entra
nell’organismo, si distribuisce al suo interno e a questo punto può essere
metabolizzato, attivato, coniugato (cioè legato ad altre molecole) e infine
escreto. Si supponga, per esempio, che un certo farmaco, per avere effetto,
abbia bisogno di essere metabolizzato e poi trasportato, tramite un recettore,
all’interno della cellula. Si supponga inoltre che, semplificando un processo
molto più complesso, metabolismo e trasporto siano controllati solo da due geni
diversi che possono essere polimorfici. In questo caso la variabilità di
risposta sarà determinata dalle diverse interazioni delle varianti di questi
due geni, come rappresentato schematicamente nella figura 2. Nella prima colonna si osserva l’effetto che il
patrimonio genetico del soggetto ha nel determinare il metabolismo del farmaco e
di conseguenza la sua concentrazione nel plasma, supponendo che per semplicità
questa sia controllata da un unico gene polimorfico. Si avranno così individui
con entrambi gli alleli normali (indicati come wt/wt = wild type, selvatico) che metabolizzano rapidamente e che
hanno una concentrazione media di farmaco nel sangue piuttosto bassa; individui
che hanno un allele mutato e sono quindi eterozigoti (wt/m), che metabolizzano più lentamente e hanno una concentrazione
plasmatica di farmaco più alta e infine individui che hanno entrambi gli alleli
mutati (m/m) e che hanno
concentrazioni elevate di farmaco nel plasma. Si consideri, poi, il gene
polimorfico che controlla
il recettore del farmaco (seconda colonna della figura 2): possono
esserci individui omozigoti per il gene normale, che trasportano il farmaco
nella cellula in modo efficace e con rapidità; individui eterozigoti che hanno
una capacità intermedia di trasportare il farmaco nella cellula e soggetti
omozigoti per la mutazione che non hanno il recettore o ne hanno uno difettoso.
L’efficacia terapeutica del farmaco dipenderà quindi dall’interazione tra i
due geni polimorfici. Dalla figura 2 si osserva che, per esempio, in una persona
che metabolizza velocemente, anche se possiede i recettori funzionanti in modo
ottimale (wt/wt), l’efficacia terapeutica sarà del 75 per cento. Se invece
l’attività del recettore è in qualche modo minore, perché l’individuo è
eterozigote per il recettore (wt/m), allora l’efficacia del farmaco sarà
intermedia perché ne entra meno nella cellula. Infine, se il soggetto è
omozigote per la mutazione nel recettore (m/m), l’efficacia del farmaco sarà
pressoché inesistente. Se si considera come secondo parametro anche la tossicità
del farmaco, quest’ultima dipende, in modo lineare, dalla concentrazione
del principio attivo nel plasma. Nel caso dell’individuo che metabolizza
normalmente, ma che ha recettori non perfettamente funzionanti, l’efficacia
della molecola è bassa, ma la sua concentrazione nel plasma è in ogni caso più
bassa di quella necessaria per produrre una reazione tossica. Diversa è la
situazione per gli altri profili genetici; nel caso intermedio (seconda riga
della figura), essendoci più farmaco nel plasma per più tempo, l’effetto
terapeutico aumenta (85 per cento), ma si sfiora l’effetto tossico (minore del
10 per cento). Infine per l’individuo che non metabolizza il farmaco (terza
riga della figura), la situazione precipita, perché si hanno concentrazioni
altissime di farmaco per molto tempo con il massimo della tossicità (maggiore
dell’80 per cento), pur essendo questa situazione associata alla massima
attività terapeutica (95 per cento). Coloro che poi hanno i recettori che non
funzionano subiscono solo gli effetti tossici.
Il profilo
genetico di un individuo, quindi, determina sia le caratteristiche dei
bersagli (target) dei farmaci che delle proteine coinvolte nel processo
del loro assorbimento e metabolismo. La variazione del nucleotide di un singolo
gene può portare alla formazione di una proteina diversa nella struttura e
nella funzione e pertanto ad una modifica della capacità dell’organismo umano
di utilizzare e metabolizzare i farmaci. Soggetti con un particolare genotipo
possono non essere in grado di metabolizzare particolari farmaci e quindi
presentare un maggior rischio di reazioni avverse oppure di interazioni con
altri farmaci. Altri geni sono in grado di determinare una rapida
metabolizzazione di alcuni farmaci, con conseguente loro parziale inefficacia.
Il
meccanismo di azione della maggior parte dei farmaci dipende dall'interazione
del farmaco con specifiche proteine bersaglio quali recettori, trasportatori e
vie di trasmissione cellulare. Molti di questi bersagli farmacologici presentano
polimorfismi che possono influenzare la risposta a specifici farmaci. Inoltre i
polimorfismi in vie patologiche note possono predire l'efficacia di uno
specifico farmaco.
Un numero relativamente piccolo di enzimi
farmaco-metabolizzanti (DMEs) è responsabile del metabolismo della maggior
parte delle terapie farmacologiche oggi impiegate nell'uso clinico. Esiste un
ristretto numero di polimorfismi rilevanti nell'ambito di questi enzimi, e molti
di loro danno origine ad un mancato effetto terapeutico o ad un’esagerata
risposta clinica al farmaco.
Il polimorfismo genetico negli DMEs dà origine alla formazione di quattro
sottogruppi di individui che hanno diversità apprezzabili nella loro capacità
di metabolizzare i farmaci per ciascun metabolita attivo o inattivo.
A. metabolizzatori poveri o lenti (Poor Metabolizer - PMs):
sono persone con deficienze nel metabolismo (che possiedono quindi una capacità
d’attivazione dei farmaci estremamente ridotta o assente). I PM presentano una
mutazione in entrambi gli alleli del gene (due alleli non attivi).
B. metabolizzatori intermedi (Intermediate
Metabolizer - IM) presentano
un allele normale ed uno attivo del gene e possono richiedere, per
un’azione terapeutica ottimale, un dosaggio farmacologico inferiore alla
norma.
C. metabolizzatori estesi (Extensive
Metabolizer - EMs): sono persone
dotate di un normale metabolismo
farmacologico. Di solito presentano due alleli attivi del gene.
D. ultra metabolizzatori (Ultra-Metabolizer
- UMs): sono persone con un’aumentata espressione dei geni coinvolti
nel metabolismo dei farmaci, a causa della quale possono richiedere, per
un’azione terapeutica ottimale, un dosaggio farmacologico superiore alla
norma. Gli UM presentano tre o più alleli attivi, a causa di una duplicazione
di un allele attivo.
Dosi standard di farmaco con una curva dose-risposta ripida
o un range terapeutico ristretto possono produrre reazioni farmacologiche
avverse, tossicità, o diminuita efficacia nei PMs. Dosi standard di farmaco,
quando assunte da UMs, possono essere incapaci di produrre l'effetto desiderato.
I GENI COINVOLTI NEL METABOLISMO DEI FARMACI
Il
sistema enzimatico del citocromo P450 svolge un ruolo centrale nel metabolismo ossidativo
dei farmaci. Questi citocromi sono molto importanti, in quanto sono responsabili
del metabolismo di fase I per molti farmaci di uso corrente e per alcune
sostanze endogene (es. ormoni). Questa classe di enzimi e’ responsabile della
maggior parte delle reazioni di ossidazione
a livello epatico. La loro funzione è quella di trasformare diverse sostanze
endogene o esogene; ogni forma di citocromo ha una sua specificità per quanto
riguarda la sostanza da ossidare. I geni che codificano per questi enzimi sono
chiamati CYP. Nell’uomo sono stati
identificati 57 CYP che sono suddivisibili in 18 famiglie e 42 sub-famiglie in
base alla percentuale di sequenze aminoacidiche identiche.
Polimorfismi sui geni dei citocromi P-450 possono portare
alla sintesi di enzimi con attività diverse, in grado di metabolizzare più o
meno velocemente i farmaci (metabolizzatori
lenti-PM; metabolizzatori rapidi - UM),
portando ad un loro accumulo, nel caso di un metabolizzatore lento, oppure alla
loro eliminazione troppo rapida dal circolo sanguigno, nel caso di un
metabolizzatore rapido.
Lo studio delle varianti genetiche dei CYP e’ estremamente importante per
valutare correttamente la risposta ai farmaci e la loro tossicità, in quanto
molti prodotti oggi in commercio sono substrati di questi enzimi. Tali varianti
alleliche sono responsabili dell’aumento nella risposta e nella tossicità di
farmaci delle classi più disparate (ad es. anticoagulanti, statine,
immunosoppressori) o della diminuita risposta di profarmaci, come la codeina
(che deve essere metabolizzata a morfina per svolgere la sua azione analgesica)
ed altri oppiacei. Di conseguenza, l’attività analgesica dei farmaci è
ridotta o assente nei metabolizzatori lenti (PM)
Queste variazioni nella farmacocinetica possono
causare, effetti secondari indesiderati. Conoscere a priori quale polimorfismo
presenta un paziente è utile nella scelta del farmaco oppure nel dosaggio dello
stesso, in modo da ottenere il miglior effetto terapeutico, evitando spiacevoli
effetti secondari.
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Common pharmacogenetic polymorphisms in human drug
metabolising enzymes (data from Weber 19974)
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Known drug
substrates
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Gene
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Phenotype
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Frequency in different
ethnic groups
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Total No. of drugs
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Examples
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Cytochrome
P450 (drug oxidation):
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CYP2D6
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Poor metabolizer
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White 6%, African
American 2%, Oriental 1%
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>100
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Codeine, nortryptiline
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Ultra-rapid
metabolizer
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Ethiopian 20%,
Spanish 7%, Scandinavian 1.5%
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dextromethorphan
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CYP2C9
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Reduced activity
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>60
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Tolbutamide, diazepam, ibuprofen, warfarin
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CYP2C19
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Poor metabolizer
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Oriental 23%, White
4%
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>50
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Mephenytoin, omeprazole, proguanil, citalopram
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N-Acetyl
transferase (acetylation)
|
Poor metabolizer
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White 60%, African American 60%, Oriental 20%, Inuit
5%
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>15
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Isoniazid, procainamide, sulphonamides, hydralazines
|
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Thiopurine
methyltransferase
(S-methylation)
|
Poor metabolizer
|
Low in all
populations
|
<10
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6ӢMercaptopurine,
6Ӣthioguanine, azathioprine
|
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Alcuni
dei farmaci influenzati dall’attività del sistema del citocromo P450
(CYP450)
|
Farmaco
generico (Marca)
|
Geni
CYP450
|
Farmaco
generico (Marca)
|
Geni
CYP450
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Psicoterapici
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1A2
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2C9
|
2C19
|
2D6
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Chemioterapici
|
1A2
|
2C9
|
2C19
|
2D6
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Amitriptyline
(Elavil®)
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Ondansetron
(Zofran®)
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Aripiprazole
(Abilify®)
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Tamoxifen
(Nolvadex®)
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Atomoxetine
(Strattera®)
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Tropisetron
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Citalopram
(Celexa®)
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Cardiovascolari
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Clomipramine
(Anafranil®)
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alprenolol
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Desipramine
(Norpramin®)
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amiodarone
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Diazepam
(Diazepam Intensol®, Valium®)
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atorvastatin
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Escitalopram
(Lexapro®)
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brofaramine
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Fluoxetine
(Prozac®)
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Carvedilol
(Coreg®)
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Fluvoxamine
(Luvox®)
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cerivastatin
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Haloperidol
(Haldol®)
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Flecainide
(Tambocor®)
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Imipramine
(Tofranil®)
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Fluvastatin
(Lescol®)
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Maprotiline
(Ludiomil®)
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Irbesartan
(Avalide®, Avapro®)
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Nortriptyline
(Pamelor®, Aventyl®)
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lidocaine
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Paroxetine
(Paxil®)
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Losartan
(Cozaar®, Hyzaar®)
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Perphenazine
(Trilafon®)
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lovastatin
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Phenytoin
(Dilantin®)
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nicardipine
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Risperidone
(Risperdal®)
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Metoprolol
(Lopressor®, Toprol XL®)
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Sertraline
(Zoloft®)
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Mexiletine
(Mexitil®)
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Thioridazine
(Mellaril®)
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nicardipine
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Trimipramine
(Surmontil®)
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nifedipine
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Venlafaxine
(Effexor®)
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Propafenone
(Rythmol®)
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Zuclopenthixol
(Clopixol®)
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propranolol
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Antibiotici
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quinidine
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ciprofloxacin
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simvastatin
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enoxacin
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Timolol (Betimol®, Timoptic®,
Blocadren®, Istalol®)
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grepafloxacin
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verapamil
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norfloxacin
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Warfarin
(Coumadin®)
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ofloxacin
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Analgesici
/ Anti-infiammatori
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rifampin
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acetaminophen
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sparfloxacin
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Celecoxib
(Celebrex®)
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Antiepilettici
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Codeine
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carbamazepine
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diclofenac
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Diazepam
(Valium®)
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flurbiprofen
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felbamate
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hydrocodone
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mephenytoin
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ketoprofen
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phenobarbitone
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Ibuprofen
(Advil®, Motrin®)
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Phenytoin
(Dilantin®)
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indomethacin
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topiramate
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meloxicam
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Anti-Diabetici
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methadone
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Glimepiride
(Amaryl®)
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Naproxen
(Aleve®, Naprosyn®)
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Glipizide
(Glucotrol®)
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perhexiline
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Glyburide
(Diabeta®, Micronase®, Glynase®)
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phenacetin
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nateglinide
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piroxicam
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Pioglitazone
(Actos®)
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propranolol
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Rosiglitazone
(Avandia®)
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suprofen
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Tolbutamide
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Oxycodone
(Oxycontin®)
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Chemioterapici
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Tramadol
(Ultram®)
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Ondansetron
(Zofran®)
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Anti-acidi
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Tamoxifen
(Nolvadex®)
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Esomeprazole (Nexium®)
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Tropisetron
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Lansoprazole (Prevacid®)
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Antistaminici
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Omeprazole
(Prilosec®)
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Astemizole
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Pantoprazole (Protonix®)
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Azelastine
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Rabepranole
(Aciphex®)
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chlorpheniramine
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Antivirali
HIV
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diphenhydramine
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amprenavir
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hydroxyzine
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delavirdine
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loratadine
{Alavert®, Claritin®}
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efavirenz
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