Diagnosi Genetica Preimpianto
Tecniche di
prelievo per praticare la Diagnosi Preimpianto
Le cellule da sottoporre ad analisi
genetica possono essere ottenute sia dall’ovocita, attraverso il
prelievo dei globuli polari (PB), che dall’embrione, mediante
l’analisi dei blastomeri allo stadio di segmentazione o di
blastocisti.
La tecnica di prelievo consiste nel praticare un foro nella zona
pellucida, parete che avvolge l’ovocita e l’embrione fino allo
stadio di blastocisti. Oggi, nei centri più all’avanguardia, la
perforazione della zona pellucida viene effettuata mediante l’azione
di un raggio laser.
Biopsia dei globuli polari (PB)
Gli ovociti, recuperati per via trans-vaginale dai follicoli ovarici,
vengono esaminati al microscopio rovesciato e liberati dal cumulo
ooforo. Gli ovociti maturi, ottimali per lo studio genetico, sono in
metafase II, hanno gia’ espulso il primo globulo polare (1PB) (diploide),
e sono idonei per la fecondazione in vitro. Dopo la fecondazione,
poco dopo la penetrazione dello spermatozoo, l’ovocita espelle il
secondo globulo polare (2PB) (aploide), completando così la sua
maturazione con la seconda divisione meiotica.
I PB vengono prelevati con il micromanipolatore, al microscopio
rovesciato, aspirandoli delicatamente mediante una micropipetta di
vetro. Terminata la biopsia, l’ovocita viene rimesso in coltura,
mentre ciascun globulo polare viene introdotto all’interno di una
provetta analitica per la successiva analisi genetica. La diagnosi
preimpianto puo’ essere effettuata sul primo globulo polare (1PB) o
mediante analisi sequenziale del primo e del secondo globulo polare
(2PB)(Verlinsky et al., 1990, 1997).
Biopsia dell’embrione
E’ la tecnica maggiormente usata dai centri che effettuano PGD. Il
terzo giorno (day 3) dopo la fecondazione, l’embrione e’ solitamente
allo stadio di 6 – 8 cellule (cleavage stage embryo). In questa fase
le cellule sono totipotenti, non compattate e facilmente
prelevabili. Il prelievo eseguito allo stadio di 2 o 4 cellule e’
stato abbandonato, perché la riduzione della massa totale
dell’embrione in modo così drastico ne comprometteva lo sviluppo
successivo.
Attraverso l’apertura creata nella zona pellucida si introduce una
micropipetta di vetro da biopsia, e si aspirano delicatamente uno o
due cellule (blastomeri) che vengono poi rilasciati nel terreno di
coltura. I blastomeri così ottenuti vengono, quindi, sottoposti ad
analisi citogenetica o molecolare. Se la tecnica è eseguita
correttamente non vi sono rischi per l’embrione, come dimostrato da
diversi studi eseguiti sugli animali e sull’uomo.
Biopsia della blastocisti
La blastocisti, che si forma a partire dal sesto giorno (day 6) dopo
la fertilizzazione, contiene da 100 a 300 cellule e piu’. Il
prelievo di cellule in questa fase e’ potenzialmente molto utile
alla diagnostica, in quanto e’ possibile prelevare un discreto
numero di cellule senza creare problemi allo sviluppo successivo
dell’embrione. Inoltre dato che con la biopsia si prelevano cellule
del trofoectoderma, la massa delle cellule interne, che dara’
origine al feto nelle fasi successive, non e’ danneggiata, con
indiscussi vantaggi biologici ed etici.
La biopsia viene effettuata praticando un foro, con la tecnica
precedentemente descritta, ed aspirando le cellule (circa 10 o 20)
con una pipetta da biopsia o provocando una erniazione delle cellule
del trofoectoderma all’esterno. Esistono tuttavia pochissimi dati
sulle analisi da blastocisti e, sebbene siano state riportate
nascite dopo biopsia allo stadio di blastocisti, attualmente la
procedura e’ da ritenersi sperimentale.
Segue:Analisi genetica delle cellule embrionali o dei globuli polari

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