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La Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD)

 

PGD di malattie monogeniche

 

PGD ed Infertilità

 

Come si esegue la PGD

 

Malattie genetiche studiate e risultati ottenuti

 

Tipizzazione dell'HLA in fase preimpianto

 

PGD e legge 40

 

Genoma e Sezione la PGD

 

Numero Verde
Diagnosi Genetica Preimpianto

 

Indicazioni alla Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD)

Le prime applicazioni cliniche della PGD sono avvenute in Inghilterra, alla fine degli anni 80, in pazienti portatrici di malattie genetiche legate al cromosoma X (Handyside et al., 1990).

La determinazione del sesso degli embrioni consentì il trasferimento selettivo di quelli femminili (sani o portatori sani) allo scopo di evitare l'impianto di un embrione di sesso maschile, il cui rischio di malattia corrispondeva al 50%. Da allora è aumentato, anno dopo anno, il numero dei centri in cui si pratica la PGD, come pure il numero di questo tipo di diagnosi. Inoltre, si è registrata una costante evoluzione delle tecniche diagnostiche che ha condotto, da un lato, ad un maggiore affinamento delle metodiche, e dall'altro, ad un continuo aumento dell’affidabilità dei risultati ottenuti.

Attualmente la PGD viene presa in considerazione per i seguenti gruppi di pazienti:
  • Coppie portatrici di malattie monogeniche (es. Fibrosi Cistica, Beta Talassemia, etc.), che possono essere trasmesse alla prole;
  • Pazienti infertili o subfertili che si sottopongono a programmi di concepimento assistito (FIVET o ICSI) con scarse possibilità di successo, perché la loro storia riproduttiva ha già dimostrato una difficoltà al concepimento, sia naturale che assistito. In questi pazienti la PGD viene impiegata con la finalità di migliorare i risultati delle tecniche di IVF, selezionando e trasferendo in utero gli embrioni che all’analisi genetica risulteranno essere privi di anomalie cromosomiche, responsabili delle basse percentuali di successo delle tecniche di PMA.
  • Pazienti, appartenenti alla categoria cosiddetta di “abortività ricorrente” o Repeated Miscarriages, nella cui storia riproduttiva si annoverano due o più aborti spontanei, non dovuti a cause “meccaniche” quali patologie dell’utero (fibromi, malformazioni congenite etc.).
  • Pazienti fenotipicamente normali ma portatori di traslocazioni bilanciate, cioè alterazioni cromosomiche strutturali in cui segmenti cromosomici, più o meno lunghi, cambiano posizione o si dispongono in modo anomalo, che non comportano perdita né guadagno di materiale genetico. Chi è portatore di traslocazioni bilanciate è perfettamente sano, ma un’alta percentuale dei suoi gameti può presentare gravi anomalie cromosomiche, che il più delle volte impediscono il concepimento sia naturale che assistito. Queste persone hanno una probabilità inferiore alla media di mettere al mondo figli sani, ma la PGD consente loro di selezionare gli embrioni privi di traslocazioni sbilanciate, evitando di conseguenza la nascita di bambini con alterazioni cromosomiche gravi e migliorando l’outcome riproduttivo di queste coppie.

  • Coppie con un figlio affetto da una malattia genetica (es. Beta Talassemia, Anemia falciforme, Anemia Fanconi, etc.) curabile mediante trapianto di cellule staminali (HSC), per il quale un trapianto di HSC da un donatore HLA identico e consanguineo offre un’alta possibilità di sopravvivenza e un ridotto rischio di rigetto o di complicanze fatali post trapianto. Per tali pazienti, la tipizzazione HLA, associata alla PGD, consente di individuare e trasferire gli embrioni che risulteranno non affetti dalla malattia genetica e HLA compatibili con il figlio malato. Alla nascita del bambino, le cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale del nascituro potranno essere isolate e trapiantate nel figlio malato della coppia, per consentirne la guarigione.
  • Coppie portatrici di una mutazione germinale in determinati geni (oncogeni o oncosoppressori), predisponente allo sviluppo di un tumore specifico (es. tumore alla mammella, melanoma, tumore al colon, retinoblastoma, etc), che possono essere trasmesse alla prole. Con l’ausilio della diagnosi preimpianto è possibile identificare negli embrioni, prima dell’impianto in utero, o negli ovociti, la presenza di tali mutazioni predisponenti, evitando così il ricorso all’interruzione di gravidanza a seguito di diagnosi prenatale, la cui accettabilità dal punto di vista etico per tale genere di rischio genetico è controversa.
  • Coppie portatrici di malattie genetiche ad insorgenza tardiva (es. Corea di Huntington, Alzheimer), che possono essere trasmesse alla prole.


Segue: Diagnosi Genetica Preimpianto di malattie monogeniche  



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