Diagnosi Genetica Preimpianto
Efficacia della procedura e
rischio di errore diagnostico
Nonostante la sofisticata strumentazione analitica impiegata e gli
accorgimenti tecnici utilizzati, le tecniche di diagnosi preimpianto
sono efficaci in circa il 93-95% delle cellule testate. Una piccola
percentuale di embrioni potrebbero rimanere senza una diagnosi
conclusiva, a causa di un fallimento nell’amplificazione genica o
l’ottenimento di risultati dubbi. In questi casi, il raggiungimento
del 100% di efficacia dipende dalla capacità di sviluppare nuove
tecnologie più efficienti.
Un altro fattore che limita l’efficacia della procedura è costituito
dall’occorrenza di una contaminazione con materiale cellulare
esterno, a causa della quale si potrebbe determinare, oltre che ad
un fallimento nella diagnosi finale, anche un errore di diagnosi nel
caso in cui tale contaminazione non fosse evidenziata.
Un’altra fonte d’errore è costituita dal cosiddetto fenomeno dell’ADO
(Allele Drop Out). L’ADO consiste nella mancata amplificazione
genica di uno dei due alleli, dovuta a motivi tecnici caratteristici
della diagnosi genetica da singola cellula, la cui incidenza è
stimata intorno al 5-10%. Se questo fenomeno si verifica, una delle
mutazioni ricercate potrebbe non evidenziarsi. E’ quindi possibile
che un embrione sano sia erroneamente diagnosticato come affetto
dalla specifica malattia genetica investigata, e quindi non essere
considerato utile per il successivo transfer; oppure che un embrione
sia erroneamente diagnosticato come sano, e quindi trasferito in
utero materno.
Per l’identificazione di eventuali contaminazioni o del fenomeno
dell’ADO, i laboratori qualificati che effettuano diagnosi
preimpianto impiegano degli accorgimenti tecnici (analisi di due
blastomeri da ciascun embrione, studio di marker genetici STR,
analisi di linkage mediante marcatori STR associati al gene
studiato) che riducono al minimo il rischio di ottenere una diagnosi
errata, rischio che comunque è sempre esistente, anche se in
percentuale molto bassa. In particolare, negli ultimi anni, i
protocolli diagnostici su singola cellula sono stati integrati
dall’introduzione di una strategia che prevede lo studio di
marcatori polimorfici STR associati al gene investigato. Tale
strategia permette di confermare, in maniera indiretta, la diagnosi
ottenuta mediante analisi di mutazione diretta, permettendo quindi
di ottenere un doppio controllo dei risultati (Fiorentino et al.,
2006).
L’impiego dei citati accorgimenti tecnici permette di ottenere delle
diagnosi estremamente precise, paradossalmente più precise di quelle
prenatali. Per cui, sebbene in caso di gravidanza si consigli di
confermare il risultato della diagnosi preimpianto mediante
villocentesi o amniocentesi, il ricorso alla diagnosi prenatale per
specifica malattia genetica potrebbe essere evitato. Ovviamente la
diagnosi preimpianto non esclude la presenza di eventuali
alterazioni cromosomiche specificatamente non ricercate, quindi la
diagnosi prenatale per la ricerca di aneuploidie cromosomiche è
raccomandata in particolar modo per le pazienti con età superiore ai
35 anni.
Per quanto riguarda il rischio di errore diagnostico, nonostante il
laboratorio GENOMA, in oltre 440 casi di diagnosi genetica da
singola cellula sinora effettuati (Fiorentino et al., Hum Reprod
(2006) 21: 670-684; Fiorentino et al.,Eur J Hum Genet. 2005 13:
953-958; Fiorentino et al., Mol. Hum. Reprod. 2004 10: 445-460;
Iacobelli et al., Reprod Biomed Online. 2003 7:558-562; Fiorentino
et al., Mol Hum Reprod 2003 9:399-410) non sia incorso in nessun
errore diagnostico (Misdiagnosis rate: 0%), l’errore diagnostico
riportato negli ultimi dati dell’ ESHRE PGD Consortium riportano una
percentuale di circa il 2,2% (Sermon et al., 2007).
Tale valore, ovviamente, tiene conto anche degli errori di diagnosi
incorsi nei primi anni di applicazione della tecnica. Tuttavia,
secondo i dati Europei, di recente pubblicazione, relativi agli anni
2002 e 2003 (Harper et al., 2006; Sermon et al., 2007), non è stato
segnalato alcun errore diagnostico. Ciò rende l’errore diagnostico
tendenziale molto prossimo allo 0%.
Segue:
Diagnosi genetica preimpianto (PGD) e tumori ereditari

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