La procreazione «etica» Ecco come avere figli sani senza toccare l’embrione
Il direttore del laboratorio Genoma non si limita ad affermazioni di principio. Presenta il testimonial della sua conquista scientifica: Maria, 34 anni, di Rieti, portatrice della malattia di Charcot-Marie-Tooth, rimasta incinta dopo l’analisi genetica dell’ovocita. Ora la donna è al terzo mese di gravidanza, il feto sta bene ed è sano. «La malattia è stata debellata e terminerà con me» dichiara vincente. La donna, un’operaia che ha già una bambina sana di cinque anni nata dopo una diagnosi pre-impianto fatta in Turchia, non ha dubbi: «Consiglio questo percorso a tutte le persone malate geneticamente: in questo modo non devono essere costrette a scegliere tra un aborto terapeutico e un bambino malato. E mi auguro che riescano a ritrovare il sorriso così come è capitato a me».
Maria è felice. Come potrebbero essere migliaia di donne affette da sindromi genetiche gravi che non saranno costrette a scegliere se selezionare un embrione o tenere un figlio malato. Fiorentino promette a tutte queste donne una soluzione etica indolore, poco dispendiosa e fatta a casa nostra. «Ogni anno circa 500 coppie scelgono di andare all’estero per cercare di avere un bimbo non affetto da gravi malattie genetiche – premette Fiorentino –. Ora 50 coppie sono già in attesa di sottoporsi a questa terapia». I costi? «Niente a che fare con i 10mila euro che servono per spostarsi all’estero. Qui siamo intorno a un migliaio di euro. E spero che intervengano le Asl». La macchina dunque sembra già oliata. Niente manipolazioni embrionali, niente eugenetica. L’analisi si limita ad analizzare la cellula uovo che, se sana, verrà fertilizzata in vitro da uno spermatozoo. La dinamica non si discosta molto dalla selezione pre-embrionale ed è altrettanto affidabile. Solo che in questo caso, il bambino non è ancora concepito.

|
|
Gli editoriali
|
Pubblicità
|
|
|
|
| Original Press |






Biochemical Genetics










